Cosa pubblicare sui social? Conosci il tuo target, non la magia

Ti vedo sai?
Sei lì, davanti al tuo profilo Facebook o Instagram, immobile e apparentemente in trance: stai pensando cosa pubblicare sui tuoi social che possa coinvolgere e interessare i tuoi followers.
Prima di tutto smetti di cercare nelle pieghe meno battute del tuo cervello; esistono metodi più semplici per scoprire cosa piace al tuo target e questo è il sacro luogo in cui ti verranno rivelati i segreti del Divino Mago Otelma.
Pardon, di momò.

In un certo senso si tratta di imparare a leggere la mente delle persone che ti seguono e, se non possiedi il dono della chiaroveggenza, sappi che esiste un metodo che richiede tempo e pazienza ma è a portata di babbanə:

  1. Definisci bene il tuo target.
    Immagino tu sia stancə di leggere che devi individuare bene a chi ti rivolgi e io stessa, che non amo le ripetizioni, soffro un po’ ogni volta che lo scrivo.
    Tuttavia senza aver compiuto questo passaggio andrai poco lontano perché, anche se vorresti vendere il tuo servizio o il tuo prodotto “a tutti”, parlare “a tutti” è come parlare da soli, ovvero a nessuno.
  2. Tieni sempre presente che i social sono luoghi in cui socializzare, non sono nati per “vendere”.
    Ti senti fregatə? Non dovresti, visto che ormai è chiaro che le relazioni instaurate con i nostri potenziali clienti, ci aiutano a fatturare.
    È importante ricordarsi di questo dettaglio, perché così sarà più facile capire perché è tanto importante creare contenuti di valore, o meglio, regalare.
  3. Impegnati a capire cosa interessa a chi ti segue - tra poco ti spiegherò come fare - e daglielo momò, con personalità e stile. I tuoi.

Dopo esserti tatuatə sulla pelle questi aspetti davvero basilari, puoi iniziare la fase di ricerca e analisi, che a me piace definire “di ascolto”.
Potresti trovarla noiosa e sicuramente richiede tempo, ma semplificherà notevolmente il processo di creazione dei tuoi contenuti.
Come si fa?

Prova con “bidibi bodibi bù”: non succederà niente.

Dovevi toglierti il dubbio e mai come in questo caso tentar non nuoce, visto che non si è mossa una foglia. Benissimo, non è stato fatto alcun danno! In compenso ora sei prontə a fare sul serio:

Complimenti!

A questo punto sei prontə a creare grafiche e copy per i tuoi post; mi sento di farti giusto un altro paio di raccomandazioni da nonnetta.

Ricorda che un contenuto è di valore se intrattiene o diverte, se ispira, se aiuta e informa il tuo target, ma anche se serve a far conoscere te e ciò che offri.
Evita di essere troppo autoreferenziale o di trattare i tuoi social come una vetrina, non esagerare con i post promozionali.
Alterna contenuti con obiettivi differenti, cerca l’interazione col pubblico più della vendita, rispondi a tutti i commenti che riceverai e non farti scoraggiare se all’inizio sarà difficile.

Infine, lascia agli attori l’improvvisazione (o meglio ancora, ai tuoi concorrenti).
Se giuntə fin qui hai ancora incertezze, perplessità o se preferiresti delegare questo aspetto del tuo business, scrivimi e troveremo una soluzione.
Nel frattempo, per avere sempre qualche idea per i tuoi post, dai uno sguardo al mio Calendiario, sono sicura che ti aiuterà 😉

Confondere PED e CED è come chiamarmi Martina anziché Marina

Fin dalla notte dei tempi, l’uomo dà un nome a ogni cosa sulla terra.
Lo fa perché ha la necessità di comunicare velocemente, comprendere e farsi capire. Anche quando esistono 2 nomi per definire la stessa cosa (penso a “mucca” e “vacca”, per esempio), a ben vedere contengono sfumature che rendono entrambi i nomi necessari; servono a riconoscere cose simili ma con caratteristiche differenti.
Chiarito ciò, perché mai l’uomo avrebbe battezzato lo stesso identico documento sia Piano Editoriale che Calendario Editoriale, se davvero si trattasse della stessa cosa?
Voglio dire: se per errore mi chiami Martina anziché Marina un paio di volte non succede niente, ma se insisti mi incazzo un po’.

Ti presento il Piano Editoriale, aka PED

Quando parlo ai miei clienti di Piano Editoriale, questi tendono a reagire in 2 modi:

Ora, se non si tratta di un freelance che lavora nel marketing digitale, la prima reazione citata è più che lecita e ben accolta, anche perché nel mondo fuori dal web, pure i professionisti della comunicazione – ahimè – hanno molto spesso le idee poco chiare su cosa sia un PED. E poiché ci sono cose che vanno fatte per il bene comune oltre che per il nostro, ho deciso di fare chiarezza una volta per tutte su questo vero e proprio “piano di attacco” del marketing e lo farò affrontando ciascuna sua componente per volta, in modo da poter poi comprendere con facilità il resto.

Iniziamo col dire che il PED fa parte della tua strategia di comunicazione, si occupa nello specifico della tua presenza sui social – io di solito lo faccio su base trimestrale – e definisce:

- argomenti da trattare, ossia COSA dire

- format dei contenuti che pubblicherai, ovvero COME dirlo

- su quali canali pubblicare, cioè DOVE dirlo

- tempistiche di pubblicazione, vale a dire QUANDO dirlo

- quale scopo ha ciascun contenuto che pubblicherai, in poche parole PERCHÉ lo dici.

Possiamo dedurre che un PED tratta in gran parte di contenuti e io sono certa tu sappia cosa sono i contenuti, ma vorrei porre l’accento su qualcosa che spesso ci scordiamo:

Un contenuto NON È il tuo obiettivo.

Che si tratti di un post, di un carosello, di un reel, di vlog post, di un articolo di blog, ecc. spesso impieghiamo ore e a volte giorni per produrre un buon contenuto, perciò lo carichiamo di aspettative. 

Eppure aspettarci che quell’unico pezzettino della nostra comunicazione avveri tutti i nostri sogni è un errore grossolano: il singolo contenuto è parte di un insieme di contenuti più ampio, che potenzialmente escono dal contesto dei Social (può comprendere per esempio newsletter, articoli su siti terzi, tutto ciò che coinvolge la tua presenza online) e che ha uno o più obiettivi specifici e misurabili.

Gli obiettivi si dividono in 2 macrocategorie ed entrambe sono fondamentali per le nostre attività:

Ciascun contenuto da noi creato ha un proprio obiettivo, ma, per esempio, sarebbe sbagliato delegare a un solo post le sorti del lancio di un nostro nuovo servizio.

L’importanza di chiamarsi PED (e non CED)

Solo compreso questo possiamo capire quanto sia strategico il Piano Editoriale, che a conti fatti è un documento abbastanza semplice, spesso un foglio excel, che ci offre una visione a 360° di dove vogliamo arrivare.
Non finisce qui, perché l’utilità più riconosciuta del PED è aiutarci a progettare, produrre, distribuire i nostri post e misurarne i risultati.
Come lo fa? Definendo:
1. il taglio editoriale di tutto ciò che verrà pubblicato, ossia lo scopo di ogni singolo post – intrattenere, informare, ispirare e raccontare di te e del tuo lavoro) – il format e la presenza o meno di una Call To Action

2. gli argomenti da trattare in ogni singolo contenuto da creare, le rubriche e i temi dei post

3. il target di riferimento, a chi questi contenuti sono indirizzati

4. il canale sul quale andremo a pubblicare ciò che avremo prodotto

5. gli obiettivi da raggiungere e misurare per valutare cosa funziona e cosa no e, quando serve, come “aggiustare il tiro”.

Cosa non è il Piano Editoriale

Una volta redatto un buon PED, ne sarai così entusiasta e ne apprezzerai tanto la comodità e i vantaggi, che avrai l’istinto di seguirlo pedissequamente.
Bene ma non troppo: il Piano Editoriale non è inciso nella pietra, può essere modificato a seconda delle necessità e accetta anche contenuti estemporanei nati dall’ispirazione del momento, che siano coerenti con la strategia in atto.
Le caselle del PED non sono la galera della tua comunicazione, chiediti solo se quello che stai per pubblicare è in linea con i tuoi obiettivi e, alla fine, ti accorgerai che anche la tua spontaneità trarrà beneficio dall’avere alla base il Piano Editoriale! 

Se ancora ci domandiamo se sia nato prima l’uovo o la gallina, numerosi studi antropologici e sociali confermano che il PED è nato prima del CED.

A questo punto avrai chiaro che il Piano Editoriale contiene le coordinate per creare il nostro Calendario Editoriale; è infatti proprio da qui che possiamo partire per produrre il CED creando:

Inoltre, grazie al Piano Editoriale sapremo esattamente quando, come e dove pubblicare ciò che avremo realizzato e cosa monitorare per valutare il successo della nostra strategia. 

Ti sembra difficile?

Per fare un buon lavoro nel produrre due documenti come il Piano e il Calendario Editoriale, servono:

Tutte caratteristiche che potresti desiderare di dedicare ad altri aspetti della tua attività, per farla crescere come solo tu sai fare.

Se però comprendi quanto sia necessario oggi essere presente in modo corretto sui Social, io sono qui per aiutarti in men che non si dica, anzi, proprio momò. E mentre decidi se contattarmi oggi o domani, ti consiglio di leggere questo articolo: troverai alcuni trucchetti per decidere cosa pubblicare sui tuoi social.